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Punti luce e prese minime: cosa chiede la norma CEI 64-8?

La norma CEI 64-8 definisce dei requisiti minimi di punti luce e punti presa per ogni ambiente, in base al livello di prestazione dell’impianto (Livello 1, 2 o 3).

Vediamo cosa significa in pratica per soggiorno, camere, cucina e bagno, e perché spesso “il minimo di norma” non basta più nella vita reale.

Quando si progetta o si rifà un impianto elettrico, una delle domande più importanti è: quante prese e quanti punti luce servono davvero in ogni stanza?

La CEI 64-8 non si limita a dire “metti qualche presa”, ma definisce numeri minimi in funzione del livello di prestazione dell’impianto (1 base, 2 standard, 3 evoluto) e del tipo di locale.

Attenzione: i valori di norma sono dei minimi. Nella pratica conviene quasi sempre progettare un po’ più in alto, soprattutto in cucina, soggiorno e zona TV/ufficio.

1. Cosa si intende per “punto luce” e “punto presa”

Prima di tutto, è utile chiarire la terminologia:

  • Punto luce: un punto di alimentazione per un corpo illuminante (plafoniera a soffitto, applique, lampada a parete, ecc.) comandato da uno o più interruttori.
  • Punto presa: un punto di alimentazione per le utenze (prese a parete, torrette a pavimento, prese sul piano cucina, ecc.). Una multipresa derivata non è un “nuovo punto presa” ai fini della norma.

La CEI 64-8 associa un numero minimo di punti luce e di punti presa a ciascun locale, in base alla sua destinazione d’uso.

2. Livelli di prestazione (Livello 1, 2, 3)

La norma definisce tre livelli:

  • Livello 1 – impianto di base, con dotazione minima di prese, luci e circuiti.
  • Livello 2 – impianto standard, con più prese, maggiore suddivisione dei circuiti e presenza di alcuni servizi aggiuntivi.
  • Livello 3 – impianto evoluto, con dotazione elevata di punti presa, luci, predisposizioni, domotica e funzioni avanzate.

All’aumentare del livello, aumentano:

  • il numero minimo di prese per locale;
  • la quantità di punti luce (anche scenari e luci d’accento);
  • la suddivisione dei circuiti (prese/luci/carichi dedicati).

3. Esempi pratici per stanza

Senza entrare nelle tabelle complete della norma, vediamo qualche ordine di grandezza pratico che aiuta a ragionare.

3.1 Soggiorno / zona living

  • Punti luce: almeno 1 punto luce principale a soffitto, spesso integrato da 1–2 punti aggiuntivi (applique, faretti o prese comandate per piantane).
  • Punti presa: numeri minimi di norma che crescono con il livello. Nella pratica moderna è difficile scendere sotto:
    • Livello 1: dotazione minima di prese lungo le pareti principali.
    • Livello 2/3: prese dedicate in zona TV, prese vicino al divano per ricariche, eventuali prese per postazione PC/ufficio.

Il problema più comune è un soggiorno con poche prese e pieno di ciabatte dietro la TV o vicino al divano: sintomo di impianto sottodimensionato.

3.2 Camere da letto

  • Punti luce: 1 punto luce principale + eventuali punti per applique o testate letto.
  • Punti presa: prese sui lati del letto (per comodini, ricarica dispositivi), prese per armadio, TV/console se previste.

Un impianto moderno evita le situazioni “stile prolunga” per lampade e caricabatterie: meglio prevedere da subito le prese dove serviranno davvero.

3.3 Cucina

La cucina è l’ambiente con la massima concentrazione di carichi elettrici.

  • Punti luce: 1 generale + punti luce sopra il piano di lavoro / pensili.
  • Punti presa:
    • prese dedicate per elettrodomestici fissi (frigo, lavastoviglie, forno, piano cottura, microonde);
    • numerose prese sul piano di lavoro per piccoli elettrodomestici;
    • eventuali prese aggiuntive per isola o penisola.
Regola pratica: in cucina è molto facile “restare corti”. Anche rispettando i minimi di norma, conviene pianificare qualche presa in più lungo il piano lavoro e prevedere circuiti dedicati per i carichi pesanti.

3.4 Bagno

  • Punti luce: 1 punto luce principale + eventuale punto luce dedicato allo specchio.
  • Punti presa: almeno 1 presa in zona specchio per phon/rasoi, spesso 2, nel rispetto dei volumi di sicurezza (distanze da doccia/vasca).

Anche qui la norma impone vincoli più stringenti sulla posizione rispetto all’acqua, non solo sul numero totale.

4. Perché il minimo spesso non basta più

Molti appartamenti relativamente recenti, pur “a norma”, sono stati progettati con dotazioni tirate al minimo. Oggi, tra:

  • dispositivi sempre collegati (router, smart TV, decoder, hub domotici);
  • elettrodomestici in più (asciugatrice, piccoli robot da cucina, ecc.);
  • stazioni di ricarica per smartphone, tablet, notebook;

la richiesta reale di prese è aumentata. Il risultato pratico sono:

  • ciabatte e triple ovunque;
  • prese sovraccariche e cavi aggrovigliati;
  • maggiore rischio di contatti laschi e surriscaldamenti.

5. Come usare i requisiti minimi in modo intelligente

Un approccio sensato è:

  • partire dai minimi di CEI 64-8 per il livello scelto (1, 2 o 3);
  • guardare come userai davvero ogni stanza (TV? postazione PC? smart working?);
  • aggiungere qualche presa in più in punti strategici (zona TV, letti, piano lavoro in cucina);
  • prevedere circuiti dedicati per i carichi più pesanti.
Se stai progettando un nuovo impianto o una ristrutturazione, può essere utile approfondire sia il tema dei livelli di prestazione sia quello della potenza contrattuale:
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